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Bambini cittadini

                                                                            di Italo FIORIN
                                                                                  Pedagogista





                                              Oltre l’aula










            erome Bruner parla della scuola come di un ambiente   a dare e chiedere spiegazioni, a lasciarsi convincere dai
          Jartificiale, pensato per garantire uno spazio e un tempo   punti di vista degli altri, a non scoraggiarsi se le loro idee
          dedicato a impadronirsi degli strumenti culturali indispen-  non risultano appropriate» . Non c’è dubbio che esplora-
                                                                                     3
          sabili per vivere in una società complessa. Spazio e tempo   zione, dialogo, riflessione possano avvenire nelle attività
          di un apprendistato cognitivo e relazionale, che richiede   in sezione, nell’ambito della vita quotidiana, all’interno
          particolare cura da parte di adulti competenti, capaci   delle pareti della scuola, come del resto accade nelle
          di assicurare l’accompagnamento necessario. Spazio e   tante scuole dell’infanzia che attraverso laboratori e ate-
          tempo della mediazione, dell’introduzione alla scoperta.   lier si prendono cura della crescita dei bambini. Tuttavia,
          Al tempo stesso, però, ritiene che la scuola debba essere   le uscite, la scoperta del paese o delle città, del quartiere,
          concepita come luogo pienamente integrato nella comu-  l’incontro con le persone che lo abitano, ma anche l’in-
          nità. Un luogo poroso, ricco di aperture, capace di gene-  dividuazione dei problemi che lo penalizzano, hanno un
          rare curiosità, di invitare alla scoperta. Non una scuola   grande potenziale educativo, capace di valorizzare l’ap-
          chiusa e rinchiusa su se stessa, iperprotettiva e prepara-  prendimento all’interno dell’aula e di allargarne e appro-
          toria a un “dopo” lontano, ma una scuola abilitativa e   fondirne il significato.
          dialogante con la realtà, capace di garantire un continuo
          scambio dentro e fuori l’aula.                       IL RAPPORTO CON IL TERRITORIO
                                                               La seconda direzione di impegno riguarda il rapporto con
          UNA SCUOLA APERTA                                    la comunità e con il territorio nel quale la scuola è collo-
          Una scuola aperta sollecita due direzioni di impegno: in-  cata. Non esiste realtà del nostro Paese, per quanto mar-
          trodurre i bambini alla scoperta della realtà; dialogare e   ginale e problematica possa essere, dove manchino as-
          interagire con le risorse educative, culturali, sociali pre-  sociazioni impegnate, gruppi di volontariato, istituzioni
          senti nel territorio. Per quanto riguarda l’introduzione alla   disponibili a collaborare con la scuola. C’è un enorme
          realtà, quello che la scuola può offrire ai bambini è l’edu-  potenziale educativo al quale la scuola può attingere per
          cazione dello sguardo, l’invito a leggere la realtà di vita   arricchire la propria offerta curricolare. Quando si parla
          con un atteggiamento ricco di domande, assecondando   di patto educativo si fa riferimento all’importanza di que-
          e strutturando la curiosità che è propria di ciascun bam-  sto tipo di alleanze. Una bella esperienza, con protago-
          bino: «i bambini esplorano continuamente la realtà e im-  nisti i bambini di una scuola dell’infanzia di Venezia, ci
          parano a riflettere sulle proprie esperienze descrivendole,   fornisce un esempio che aiuta a capire come, spesso, le
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          rappresentandole, riorganizzandole con diversi criteri» .   due direzioni di impegno siano strettamente intrecciate. I
          Dagli iniziali tentativi ed errori, grazie alla riflessione so-  bambini avevano discusso del bisogno di avere spazi si-
          stenuta dal dialogo euristico dell’insegnante, che lo af-  curi, adatti al desiderio di gioco all’aperto. Da qui l’idea
          fianca incoraggiandolo e rilanciando con nuove domande   di esplorare il loro sestiere  per vedere se c’erano suf-
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          il processo di scoperta, «si avviano così le prime attività di   ficienti spazi rispondenti a queste esigenze. Dopo aver
          ricerca»  nelle quali i bambini imparano «a fare domande,   messo a punto con l’aiuto delle insegnanti un piano di
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                                                               ricerca, erano poi usciti armati di macchina fotografica

          1.  Ministero dell’Istruzione (2012), Indicazioni nazionali per il curricolo
            della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione.  3.  Ibidem.
          2.  Ibidem.                                          4.  I sestieri sono le sei zone nelle quali è divisa la città di Venezia.

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